UN NODO CORVINO
Dallo stanzino da bagno, la osservava attraverso lo specchio.
Stava stesa sul letto, avvolta nelle pieghe di un lenzuolo bianco, il corpo mollemente adagiato; ma vivo, pulsante.
Avrebbe voluto imprimerla in una istantanea visiva, plastica e ferma in quella posa altera, erotica e passionale: il carnato mulatto risaltava come decorazione a smalto sul candore del tessuto a fiorellini che pur cingendole il corpo lasciava intravedere la curvilinea perfezione del fondoschiena, il marrone scuro dei capezzoli, le linee morbide dei polpacci.
Gli occhi di lei chiusi gli permettevano di frugare a distanza e di riflesso, insinuarsi curiosamente nei più impercettibili dettagli senza perciò alterare la spontaneità del quadro, senza suscitare in lei il benché minimo movimento di palpebre o cenno d’imbarazzo.
Poi, abbassò lo sguardo.
Come a penetrarne la trasparenza prese a osservare il bicchiere sotto lo specchio e nel rapido smarrirsi della fantasia tra le macchie calcaree che regolari attraversavano la superficie del vetro spesso, fu catturato da un pensiero.
Forse un desiderio, una insostenibile brama di sillabe capaci - evaporando - di effondersi, nient’affatto invasive, nell’aria di quella piccola stanza da bagno; finché, da un’eco lontana, gli capitarono in mente quelle femminili infantili, candide sognanti:
(silenzio)
Mi sono innamorata di te.
Lo sento tutto qui, nello stomaco: c’era come un nodo; e ora, d’improvviso, il nodo s’è sciolto.
Ad accompagnarle due occhi languidi e neri, sotto un caschetto liscio e corvino.
E a lui viene quasi la candela al naso, per la commozione.
