Wed 12th Jul, 2006, Una pura formalità

TORNARE SUI MIEI PASSI

Era uscito dalla porta.
Senza dire niente se n’era andato, sicuro di non tornare.
E mentre s’avviava in gran fretta verso ciò di cui sempre aveva sentito parlare e che lo attendeva là fuori si convinse d’aver fatto la cosa giusta.

Era stato partorito in un fosso, ai margini di un campo. Coi denti lei aveva tagliato il cordone, ci fece un nodo e se n’andò.
Lo chiamarono Biagio Febbraio, perché fu ritrovato in una fredda notte di febbraio ed era il giorno di San Biagio.

Sono passati trentadue calendari da quando varcò quell’uscio.
Il ragazzo s’è fatto uomo; né scienziato né dottore, uno come tanti, tanti altri. Uno scrittore.
E quando sale di nuovo sul ponte deserto che aveva attraversato quel giorno, capisce quanto la vita non si fermi e anzi paia correre nella direzione ch’è sempre contraria a quella in cui si procede; e lo vede dai dettagli: posa lo sguardo sull’asfalto della strada, e poi ne segue il tracciato con gli occhi, dalle punte dei piedi fino a dove può spingersi la sua povera vista, in fondo in fondo, dove sembra che le linee convergano e tutto si confonda insieme. Ma questo soltanto perché a confondersi sono le sue pupille, perse nella complessità di ciò che dovrebbe essergli familiare eppure è come se lo vedesse ora per la prima volta.
Vuole cogliere ogni dettaglio di ciò che ha di fronte e tutt’intorno e ancora naufraga: quando ha l’impressione di trovare un punto di riferimento noto gli pare che no, non è quello, forse mi sbaglio non era così, questo non c’era.

Quasi scende la notte e lui è ancora sul ponte, ma non sta più in piedi a rigirarsi smarrito, adesso s’è accovacciato sul marciapede vicino al parapetto e guarda in basso. Vorrebbe far penzolare le gambe attraverso la ringhiera, ma sono altri anni e poi chisseneimporta: quel che dovevo fare l’ho fatto, venire a dare un’occhiata, vedere se il tempo sia passato anche da qui. Lo è.
Ne scorre acqua sotto il ponte…tocca avere il coraggio di chiudere tutto in una scatola e legarla ad una pietra, farla andare a fondo.
Pensieri.
Non resiste all’impulso di appuntarli sul suo moleskine e mette mano alla tasca per trarre fuori una penna; passa la mano nell’altra tasca ma niente, nemmeno la penna; desiste.

Pensa: resto ancora un po’ a sedere rimirando il cielo cobalto finché a brillare non saranno le prime stelle.

Eccone là una…

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