IL DITTONGO DI MARTHA
A Martha’s Vineyard ogni cosa passa lentamente.
In autunno gli alberi che bordeggiano le strade virano sul giallo e sull’ocra e oltre alla lentezza suggeriscono un senso di quiete e di profonda austerità.
Gli abitanti fin dai primordi armonizzarono le esigenze della comunità con la natura circostante, al punto che oggi sotto gli occhi di tutti molte potrebbero essere le dimostrazioni di tale connubio, capace d’avere avuto la meglio sul tempo e sul progresso.
Sulla base di questa compenetrazione che pure non assume mai la forma rigida del rigore, la comunità s’è elevata a simbolo del più intimo rispetto dei valori che i nostri padri fecero loro scegliendo di abitare questa terra.
Nelle prime ore dell’alba oppure al tramonto sulle spiagge è possibile scoprire i ragazzi che scorrazzano liberi o magari sorprenderli mentre si assiepano tutti dritti intenti a scorgere, in fondo all’orizzonte nella linea tra mare e terra, le sagome dei pescherecci simili a punti invisibili che abbiano appena preso il largo o che come risacca e schiuma stiano per fare ritorno; in quelle minuscole sagome qualsiasi dodicenne di Martha’s Vineyard, sebbene ad un livello del tutto subcosciente, vi legge i segni del perpetuarsi discreto e lieve della nostra millenaria tradizione e pur senza la piena consapevolezza costui, ancora adolescente, di quella tradizione è già parte e se ne farà latore assai prima di quanto pensi.
Forse parlo a questo modo perché al cospetto di tanta parsimonia di spirito ogni abitante di qualsivoglia luogo vicino o lontano mi appare d’un altro mondo e so che difficilmente potrebbe comprendere quello per la cui tutela ancora si lotta da queste parti; e in fondo niente più che un esibito anacronismo è quanto contribuisce a fare di quest’isola sperduta tra il nulla e l’addio un luogo propriamente magico, a dispetto della penuria nella quale versa la maggior parte della sua popolazione, almeno se paragonata alla media dell’emisfero occidentale.
Nonostante io voglia bene alla mia gente e ne parli in termini entusiastici ammetto insieme a quanti lo affermano con malizia che si tratta d’una popolazione taciturna e poco generosa con gli estranei; tuttavia le va riconosciuto un acuto sprazzo di sincera solidarietà, talché a memoria degli anziani non esistono storie di qualcuno che abbia rinnegato le regole della comunità.
Anch’io una volta, seduto al banchetto domenicale, senza motivo evidente e senza che mi fosse richiesto confessai che seppure avessi lasciato Martha’s Vineyard per qualche importante incarico in una delle metropoli industriali sulla terraferma, poi sarei comunque tornato.
E ricordo come fosse ora che udendo queste parole, fu l’anziano sacerdote e guida spirituale della comunità, con gli occhi lucidi dalla fierezza, a dirmi quel che mai avrei scordato, nemmanco a distanza di miglia e anni da quei lidi dirimpetto al Massachussets:
Figliolo, di tutte le vie che esistono sulla terra la più importante è quella che conduce all’uomo, e tu la imboccherai.
Oggi so che poco o niente è cambiato da allora e neppure questa ridicola pronuncia che mi porto appresso è stata scalfita; adesso più che mai essa rivela la sua utilità nel rammentare a me e agli altri donde provengo e perché un giorno vi tornerò.
