Tue 5th Sep, 2006, La 25a ora

PACIFICARE I SENSI

Una volta lei gli chiese che cosa fosse la vita.
Lui preferì non rispondere ma ci pensò un po’, e poi insieme fecero altro.

Quando la lasciò, Jean ‘le jeune‘ cosiddetto per la peluria bionda invisibile che lo rendeva pressoché imberbe, cambiò città e continente.
Non è passato molto che la vide per l’ultima volta salutandola da lontano con un gesto della mano in mezzo alla folla multicolore del mercato di Béchar, in una giornata estiva.

Oggi, tornatagli in mente lei e la domanda, le ha scritto via email conciso:

Rispondo a quel che mi chiedesti probabilmente in narcosi da ashish: sembra un’alternarsi tra noia e perversione, come se tutto ciò in cui la perversione ci conduce attizzando la nostra curiosità possa avvicendarsi unicamente ad uno stato di tedio assoluto che da sempre domina gli spiriti borghesi.
Davvero, soltanto la depravata ispirazione dell’eros in tutte le sue forme potrà salvarci dalla noia e dal male di vivere.

ciao.
Jean

 

Lei sta passeggiando in un paese straniero, in una terra labirintica e distante dalle sue origini algerine. C’è arrivata accompagnando un’amica impegnata in un reportage sull’accoppiamento dei felini della savana e ora si ritrova a girovagare solitaria e sperduta fuori da un piccolo villaggio nel sud dell’Africa.

Qualche giorno fa, prima di partire, dall’aeroporto ha controllato la posta elettronica e letta quell’email s’è sentita coinvolta in una massa indistinta di pensieri nuovi; in fondo quasi s’era dimenticata di Jean che, facendo capolino, ora ha aperto d’improvviso una breccia di turbamento.
Naturalmente della sua risposta non ha compreso nulla; non se l’aspettava e non l’ha richiesta, perciò non desta meraviglia che sul momento non abbia capito nemmeno a che domanda si riferisse nella lettera.

Di Jean ‘le jeune‘ lei serba ancora alcune parole e la maniera tutta sua di farle intendere ogni sorta di discorso; il suo preferire la relatività al giudizio; la sua testarda convinzione d’una molteplicità di chiavi come solo criterio possibile per la decodifica della complessità universale.
Ogni porta una chiave: il compito più arduo, le disse lui dolcemente con un sorriso, sta nel sapere quale scegliere.

Le parole del giovane le affiorano come da una cavità recondita e oscura, quei suoni le imporrebbero di ripartire subito: mollare l’amica e le sue foto e prendere un volo; scappare, isolarsi, riflettere.
Ma a cosa servirebbe - pensa lei un attimo dopo.

 

Jean si trova nel Pacifico, su una nave da crociera.
Un amico che vi lavora sopra gli ha offerto un posto per dormire e un passaggio attraverso i marosi che da qualche tempo l’affliggono.
La burrasca viene dal mare e lì si placa, gli ha detto il marinaio per convincerlo a imbarcarsi: dalle coste di Macau alle Filippine orientali; Jean si trova lì, sul ponte del transatlantico.
Sente la salsedine posarglisi addosso e per una volta gli piacerebbe contemplare il mondo facendo a meno della propria presenza, astraendosi dalla fisicità; vorrebbe superare il proprio corpo, uscire dalle gabbie della percezione e cogliere la differenza, sarebbero identici l’aria e il sale?

Volare alto.

Il pensiero si fa più oppressivo.
D’un tratto gli pare di non reggere; affonda i pugni nelle tasche, poi apre il palmo destro per cavare fuori un biglietto.
Una email brevissima: un prefisso internazionale e un numero di sette cifre firmate col nome di lei.

Ne immagina la voce mentre gli confessa la contentezza di sentirlo o di vederlo tornare in Algeria; c’è mancato poco che non succedesse mai, c’è mancato poco che non succedesse mai…

Non accadrà, il mio viaggio è cominciato appena, le risponde secco.
Lo scopo ultimo è issare la conoscenza sul pennone dell’apparenza ritrovare quel me che ho smarrito da qualche parte, lontano dall’asprezza e infelicità attuali ma neppure vagamente approssimati alla fissità d’un punto nel passato.

Tuttavia di nuovo lei non capisce e tace all’apparecchio.

 

Jean il giovane osserva di nuovo il numero a undici cifre, poi accartoccia il biglietto, ne fa una piccola palla e la consegna all’oceano.

Quel momento fu come se l’Assekrem si popolasse di notte allorché l’Hoggar si fosse riempito di neve. Fu come un viaggiatore che giungesse nel deserto in cerca dell’oro sotto la sabbia consultando una mappa ingiallita. Fu come cacciare gli scorpioni allo spirare del ghibli nelle notti di luna piena.

Forse più normalmente, non fu.

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