AAA cercasi: ARTE AUTOBIOGRAFICA d’AUTORE
- Ma esiste un copione?! Due paginette…
Il regista si atteggia al vago e mal cela fastidio di fronte alle insistenze di scenografi, attori e rispettivi agenti, ma sguscia via con un guizzo.
Liquida con una parola sola, alle volte una battuta, oppure improvvisamente finge d’essere stato chiamato di là e s’allontana lasciando tutti sospesi.
Davvero è una faccenda incresciosa che si ripete sempre istessa, puntualmente.
Dopo il successo dei suoi primi film il produttore famelico e paterno lo tiene in stretta, pronto - è vero - a sborsare fior di denari per sfruttare il suo talento e il suo nome ma anche interessato al ricavo, perché di produzioni campa.
Dunque, herr director non può lesinare risposte; pur quando non maneggi che un’idea vaga del soggetto, dello sviluppo e figurarsi se abbia già in mente gli attori, le parti, il copione, nolente deve calarsi nella farsa: guarda i costumi e il rosso della stoffa non gli piace e il camice del dottore lo vuole senza bottoni; sulla location nutre qualche perplessità, ma sui volti non può permettersi esitazione: questi sono troppo giovani, non vanno bene, portamene altri.
E intanto fluttuano pruriginose visioni e presenze femminili: perdio senza carnalità non esiste ispirazione! e il via-vai d’amanti, sempre più disordinato e sadico provvede a foraggiare la fantasia sublimandosi in sequenze oniriche.
Fino a quando, terminato il carosello, si ripiomba nella realtà dacché il critico cui ha sottoposto il soggetto gli invia la sua corrispondenza:
Ad una prima lettura salta agli occhi che la mancanza di un’idea problematica, o se si vuole di una premessa filosofica, rende il film una suite di episodi assolutamente gratuiti; può anche darsi divertenti nella misura del loro realismo ambiguo.
Ci si domanda, cosa vogliono realmente gli autori: ci vogliono far pensare? Vogliono farci paura?
Così il gioco rivela fin dall’inizio una povertà d’ispirazione poetica… mi perdoni, questa può essere la dimostrazione più patetica che il cinema è irrimediabilmente in ritardo di cinquant’anni su tutte le altre arti.
Il soggetto, poi, non ha neanche il valore di un film d’avanguardia, benché qua e là ne abbia tutte le deficienze.
E le capricciose apparizioni di questa ragazza della fonte, che cosa vorrebbero significare? Un’offerta di purezza, di calore al suo protagonista?
Di tutti i simboli che abbondano nella sua storia questo è il peggiore!
…
Poi succede che tutto sconfina nel silenzio, di nuovo il regista torna solo con se stesso.
Sul set, radunati attori attrezzisti scenografi, fa scendere il buio fuori del raggio delle luci di scena.
Secco si ode il colpo di ciak.
Si gira.
