Sat 23rd Sep, 2006, Caro diario

NEW ECONOMY, VECCHIA IGIENE DEL MONDO

Il fatto: Moggi appare durante un programma televisivo e declama un’ampia autodifesa ricevendo calorosi battiti di mani in studio; nel frattempo lontane da Calciopoli ma ricalcando la stessa dinamica nuove intercettazioni rivelano una fitta rete di interessi tra Telecom, Pirelli, politici e manager d’alto rango.
Tuttavia non si può parlare di scandalo, dal momento che nulla di nuovo è emerso rispetto agli scenari ampiamente tracciati dai crack di Parmalat e Cirio o dalle scalate dei furbetti del quartierino. L’obiettivo rimane il potere.

 

Viviamo una temperie difficile, per la politica, per la cultura, per l’economia, quindi in vista del futuro.
Da qualsiasi punto lo si guardi si configura un orizzonte assai desolante.

Qualcuno dà la colpa alla televisione che massificando il linguaggio ha ottenuto di plasmarlo fisiologicamente in funzione dei suoi contenitori e dei suoi spot, inghiottendo il giudizio critico della gente.
Qualcun altro accusa la politica che malversa ininterrottamente da un tempo che sembra duri secoli.

Contemporaneamente il feticismo delle merci e dei corpi, nel suo dilagare, pare aver trionfato su tutto. La prostituzione che prima avveniva solo per strada, ora avviene ogni secondo della nostra vita tutte le volte che domandiamo lavoro, inviamo un curriculum, comperiamo un’azione di società quotate in borsa.
Molti giovani, perfino laureati, impiegati presso grandi aziende vengono sfruttati dieci ore al giorno per stipendi che gli consentono appena di campare, almeno finché non metteranno su famiglia o desidereranno comperarsi una casa. E sono i più fortunati.
Chi restituirà dignità a queste generazioni, chi rifonderà il sacrificio di queste vite?

La domanda suona retorica, occorrerebbe invece prendere atto del fatto che il signoraggio medievale non sembra scalfito dalla minima virgola; esso risulta semplicemente attualizzato.
Le ormai evidenti crepe della corruzione politica sono state affiancate da quelle altrettanto limpide della new economy e tutte insieme denunciano il degrado morale che governa la finanza, i media e tutto ciò che sia dominato da lobbies e multinazionali, da denaro e potere. Come nel milleduecento.

 

In questo percorso d’involuzione l’Italia tende ad assomigliare sempre di più agli Stati Uniti: humus per un progresso di facciata visibile soltanto sulle calcolatrici del Pil, mentre all’interno il tessuto sociale disegna una forbice sempre più allargata a separare chi naviga da chi affonda o se preferite il turista dal vagabondo per usare una fortunata espressione di Z.Bauman a proposito della globalizzazione.

Difficile stabilire quale potrebbe essere il punto di rottura, arduo anche dispensare colpe e soluzioni alla nequizia con cui top managers e rappresentanti politici seguitano a fottere chicchessia, purché al di fuori del loro stretto giro di interessi, condannando al naufragio la nave intera.

E tutto ciò, come non bastasse, con grande pulizia.

Compito ingrato quella della pulizia, ma egregiamente assolto per lor signori dal tubo catodico, secondo la premiata tradizione secondo cui la mafia delegasse a ristoranti e lavanderie l’onere del riciclaggio del denaro sporco.
Oggi Moggi può perfino apparire in trasmissione e professarsi innocente gloriandosi di quel luridume di cui s’è lordato e ricevendo applausi.

In tutti questi anni ho avuto vergogna dell’Italia, della sua gente…
Gli italiani sono uno dei popoli più condizionati e volgari del mondo. Questo paese ha così sfrenatamente voglia di ridere!
Che cosa c’è da ridere?

Intanto le linee di fuga di una tale prospettiva stentano a mostrarsi e la sopravvivenza pare appannaggio unico di alcune monadi, qui e là sparse, che sappiano e riescano a preservarsi discoste dal bordello mediatico, commerciale, pubblicitario.

E’ proprio vero che talvolta l’aspettativa migliore ci è concessa in sogno: sono felice solo in mare, nel tragitto tra un’isola che ho appena lasciato e un’altra… che devo ancora raggiungere.