Mon 30th Apr, 2007, Colazione da Tiffany

BREAKFAST AT TIFFANY’S

Un portamento da gatta e due gemme verdi, grandi e niente profonde.
Mentre le parli china il capo e corruccia la fronte. Buffa e compunta, sgrana gli occhi sul palmo schiuso all’insù; poi stuzzica, col pollice, lo smalto chiazzato sopra le unghie del medio e dell’indice.
E’ il suo stile per dire che non le interessa.

Le scopri piccole insicurezze ed essa si tende in un grande sorriso e infine svanisce.
Dai tetti, ferma in bilico tra le tegole, la sospensione si fa meno precaria, la sua silhouette aggraziata diviene aerea ed eterea.

E’ un gioco strano: ne scovi ogni difetto e ne scorgi ogni intima rinuncia, ciò nondimeno giunto al fondo delle cose capisci quanto sia vero.
Vero, che non vi è nulla di sbagliato in quel che vedi.

Sonia è una gatta con un punto di soave tristezza. Infelicità latente e cauto imbarazzo sono i suoi scudi, foderati d’una timida e belluina delicatezza.

E se ti sfugge di nuovo, devi cercarla ancora.
Correre. Nuotare. E possedere il coraggio di stender le braccia per imparare a planare.

Ché non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica, si sa.
Un giorno se ne volerà in cima ad un albero, poi su un albero più alto, e poi in cielo
.

Ripensandoci (ed è quanto di meglio essa possa tirarti fuori), non sai mai se questo sia per te, o per lei…