O MYTHOS DELOI OTI
Incipit: E va bene, ve lo dirò: il buio della caverna accecava e la fissità delle ombre sul muro rifletteva il mondo in rovina. Meglio uscire a viverlo finché ero in Tempo.
Cominciare da Platone.
E da dove, altrimenti? Forse da Proust: Ho molto amato la vita, ho molto amato le arti, quantunque queste parole racchiudano un sentimento assai nostalgico; sentimento che d’altra parte non posso permettermi, troppo patetico per un’età (la mia) nella quale tutto dovrebbe essere ancora inespresso e di là da venire…
Dunque, esordire proprio dal momento attuale, dallo squarcio di quel velo di Maya che mi ha liberato dei pregiudizi giovanili gettandomi, a viva forza, nell’allegria e nell’intraprendenza infantile, dominio dei sensi e delle parole, del gioco cinico ma genuino, del calembour arguto.
Mi ci vedi a rapinare un negozio di liquori con scritto in fronte arrestatemi sono un perdente? Bravo.
Perché non sto ancora facendo ciò che vorrei e tuttavia ho ancora Tempo per farlo: affrancarmi dai ceppi e correre fuori e soffrire per l’abbacinante splendore, ma esserne al contempo invaso e percosso al punto di gioirne, prima ch’esso - con gli occhi dell’abitudine - si trasformi in un baluginìo e infine di nuovo nel buio di colui il quale non sappia più stupirsi e vegeti di ricordi.
